mercoledì 22 novembre 2017

Meraviglia!

 Non diventerò mai una brava cuoca, vegana, per di più, ma questo blog mi fa sognare di gustare cibi veri e buoni


http://luckynoriblog.blogspot.it/





venerdì 17 novembre 2017

Ed eccomi alla Bicocca


I grandi spazi costruiti nel secolo scorso per ospitare il lavoro di migliaia di persone intente a creare prodotti che in seguito alla prima rivoluzione industriale si diffondevano nel mondo (soprattutto nell'emisfero nord della terra) e trasformavano le nostre città, circondandole da periferie estese rubate ai campi, ai boschi, alle pianure; i grandi capannoni industriali rimasti vuoti nel secolo in corso detengono, ai miei occhi, un grande fascino. Seppure si collocano all'opposto dell'ambiente naturale, suscitano stupore e meraviglia simili a quelle provate al cospetto dell'altro, di quel paesaggio nel quale l'uomo non è intervenuto. In più, queste vestigia del nostro recente passato  suscitano la tenerezza legata al riconoscimento dello sforzo umano, alla fatica, alle speranze, alla più o meno conscia volontà di raggiungere, in grandezza, quell'infinito dal quale si proviene e dove si ritornerà. Il lavoro, quando si era orgogliosi di contribuire al progresso del proprio paese; quando lavorare nelle grandi fabbriche del Nord Italia significava l'emancipazione dalla povertà, significava maggiore possibilità di offrire ai propri figli istruzione e una vita migliore di quella propria. Innumerevoli sono i pensieri e le riflessioni che sopraggiungono accanto o all'interno di essi. Amo visitarli. Sono sempre una sorpresa, riesco a sentirne la vitalità e l'energia che in essi si è spesa. Sono vivi, sempre; quando vengono riadattati per l'arte contemporanea  sono bellissimi, evocativi e grandiosi di potenzialità che l'arte è in grado di realizzare.

 Pirelli HangarBicocca si stende su 15.000 metri quadrati ed è tra gli spazi espositivi a sviluppo orizzontale più grandi d'Europa. L'accesso allo spazio è completamente gratuito. Il direttore artistico è, dal 2013, Vincente Todoli. Un tempo sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive.



La scultura che accoglie il visitatore all'ingresso dello spazio esterno di Pirelli HangarBicocca è di Fausto Melotti.




Era quasi l'imbrunire, le mie foto rendono pochissimo la bellezza di questo ingresso e della scultura di Melotti.






Installazioni dell'opera Take Me (I'm yours) da un'idea di mostra concepita da Hans Ulrich Obrist e Christian Boltanski nel 1995. A cura di Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist, Chiara Parisi, Roberta Tenconi. Dal 1 novembre 2017 al 14 gennaio 2018. Questa prima grande installazione, che si incontra non appena superato lo spazio di ingresso, è allestita nello Shed, uno dei tre ambienti dai quali è costituito il capannone. Lo Shed misura 1400 metri quadrati. La sua costruzione risale agli anni Venti del secolo scorso, quando accoglieva l'area adibita alla fabbricazione di locomotive, treni e macchine agricole, ed è riconoscibile all'esterno dai mattoni a vista tipici dell'architettura industriale del quartiere.
Molti gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione della grande opera interattiva dello Shed. Sedersi di fronte al cavalletto e provare a dipingere l'immobile modello è un'esperienza che ognuno può provare.


Le piramidi di indumenti usati sono di Christian Boltanski, da esse si può prendere e aggiungere.


Franco Vaccari si serve, per la sua performance, del rapporto continuo con gli spettatori ai quali si offre la possibilità di far parte dell'opera lasciandosi fotografare da un iPad ed apparendo per pochi minuti, mentre il video scorre, sullo schermo.

Ci sono anch'io


Bellissima l'opera che chiede di ricostruire il proprio itinerario nel centro della città di Milano. I lucidi, in questo momento purtroppo esauriti, sovrapposti ad una mappa della città, permettono ad ognuno di disegnare punti di partenza e di arrivo, strade percorse, vicoli e pensieri della propria esperienza milanese. Peccato non averlo potuto fare.





Lasciandosi lo Shed alle spalle si entra nella vastita scura e assolutamente misteriosa dello spazio chiamato Le Navate.  
... un tempo adibito al montaggio e alla prova di macchine elettriche di grande potenza. Costruito tra il 1963 e il 1965 è il corpo di fabbrica più alto di tutto il complesso. Anche successivamente agli interventi conservativi e di restauro la struttura è rimasta intatta nelle dimensioni - 9500 metri quadrati complessivi per circa 30 metri di altezza massima - e conserva ancora oggi l'estetica industriale originaria, con le strutture del carroponte ben visibili.

Alte sullo spettatore, nella fitta oscurità, risplendono, elettriche e sinuose, le luci bianche e azzurre di Lucio Fontana, Struttura al Neon, realizzata per la IX Triennale di Milano del 1951.






Ambiente spaziale e luce nera
si incontra nella prima delle stanze disseminate lungo il percorso della grande navata laterale. 
"Ma non intendiamo abolire l'arte del passato o fermare la vita: vogliamo che il quadro esca dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro. Una espressione d'arte aerea di  un minuto è come se durasse un millennio, nell'eternità. A tal fine, con le risorse della tecnica moderna, faremo apparire nel cielo: forme artificiali, arcobaleni di meraviglia, scritte luminose". (Lucio Fontana)



Fonti di energia, soffitto al neon per Italia '61
e la stanza alla fine del percorso. 

E poi nell'ultimo enorme spazio c'è lui, Anselm Kiefer, con la sua

I Sette Palazzi Celesti

Installazione permanente, concepita e presentata per l'apertura di Pirelli HangarBicocca nel 2004.


Stelle con le loro costellazioni, con i loro nomi, espressi in numeri, frammenti di vetri rotti o tagliati in forme regolari, supporti di immagini, cemento che appare cartone, leggero e sospeso quasi per magia, porte che si aprono ad ogni piano che non si sa come raggiungere, di cui ci si chiede la funzione, delle quali si subisce il fascino. Una città un tempo meravigliosa e ora in rovina.




Foto di bibliomatilda,
viaggio di bibliomatilda
emozioni pure sue

Le scritte in corsivo sono tratte dai depliant di presentazione disponibili all'ingresso della struttura.

domenica 12 novembre 2017

Canto il mio maestrale


e il mio mare, mi confondo con l'allegra solitudine della spiaggia, affronto il vento a testa alta, felice di ritrovarlo ogni volta che i nostri desideri si incontrano, e tutto appare straordinario, persino gli anni e l'insolito vorticare dei capelli, chiome di alberi immaginari, mobili, in cammino, da sempre.





ero un'aquila in una vita passata



e la bellezza del vorticare delle onde, lo spazio le rende del tutto irregolari, vanno e vengono come le nubi, ma l'andare e il venire non ha direzione prevedibile, il vento le disperde, in alto, non procedono soltanto in orizzontale, ma tentano di raggiungere il cielo e arrivano sino a me, sulla spiaggia, al riparo dalla loro forza in contemplazione della loro bellezza.







Forse a qualcuno appariranno ripetitive, tutto nella vita si ripete, all'infinito, beato chi, nella ripetizione sa cogliere il cambiamento e si trasforma lentamente, di corpo (purtroppo) e di anima (per fortuna)





Se uno nasce accanto al mare, se uno ha un padre che ama il mare, il mare non lo dimenticherà mai, non potrà farne a meno, per tutta la vita troverà in esso l'energia, l'amore, la forza e la sostanza del proprio essere.








A luglio come a novembre, all'alba come al tramonto, parlerà con il mare, gli ruberà dei momenti, respirerà insieme a lui, cercherà persino di baciarlo, immergendo il volto nella sua acqua


I cartelli ricordano gli uomini, il mondo degli esseri umani






Il mistero

each photo is mine, click on them

mercoledì 8 novembre 2017

Canto Milano


È morta.
La città più cara al mio cuore
tra nuvole polvere e sbarre
si è accasciata come un fantoccio
che abbia perduto la testa.
Sono venuti gli Alemanni
e le briglie d'oro della poesia,
sono venuti i trionfi di Cesare,
la storia si è così confusa 
che non sappiamo più 
chi sono i veri pirati del male.
Eppure in questo batticuore oltraggioso
Milano non ha la sua ragione
che era il perdono alla vita
e il canto della primavera.





È bello al mattino quando apri le finestre respirando l'aria fresca del Naviglio e l'odore dell'acqua che lava i giardini. Si sente fresco, una frescura ventenne. Ettore e io ci mettevamo al balcone a respirare a pieni polmoni, mano nella mano, ridenti e felici come due ragazzi. A mio marito la nostra casa piaceva, la trovava sistematica e pura.



I falsi-bugiardi del Naviglio

I falsi-bugiardi del Naviglio
che somigliano ad acque infette
e sono banderuole ferite
dalla confusione e dal freddo;
i falsi-bugiardi che seminano zizzania ovunque,
in quella palandrana di desiderio
che sono le loro sconfitte;
queste donne amalgamate con i loro panni
mi hanno fatto perdere la virtù della vita
e il giaggiolo del canto.
Il fiore di gaggìa che entrava dalla finestra
si è spento come la morte di un uomo
che mi ha preso tra le sue braccia,
trovandomi bella e ardita come le mie parole.
Ho perso un braccio nella fatica di vivere,
l'unico braccio che aveva carezzato la luna,
levato in mezzo a questo assurdo fragore
per cercare l'aiuto di lui
su di me premuto contro la fede,
premuto contro l'amore,
soli come firmamento taciuto.
Ha cercato negozi in queste aree infami
dove il vento riporta calunnie
insieme alle mie catene;
gente che arde per pochi soldi,
donnette primordiali
che trovano nell'occhio di una vetrina
gli sguardi sepolti dell'ignoranza,
gente che ricama quadri di atroci sconfitte
dove la sconfitta ragiona nell'alba,
e persone che tagliano le sottane
con forbici di dolore.
E tutti in questo pavimento di morte
vorrebbero vedere atterrata la maggiore nemica
che vedono sul volto mio
e sul volto di tutti,
che è la morte che gira sul fianco
di giorno e di notte
in attesa che la preda viva di sola aria,
torni nel vento come la cicala ferita
a tessere mandole d'amore.
















Le foto (click on them) sono mie, le poesie di Alda Merini, tratte dal libro

Alda Merini,
Canto Milano,
Manni, 2007

lunedì 6 novembre 2017

Tra le guglie del Duomo


Era una giornata splendida a Milano, cielo terso e clima mite.
Non mi sarei aspettata di trovarmi tra gli infiniti ricami e passamanerie e riccioli e pizzi in marmo. Ornavano passaggi, volte, quadrati e archi, cornicioni e abiti delle statue. Che meraviglia, con quel celeste di cielo sopra di me e a me attorno e il sole e l'aria dolcissima.
Queste di seguito sono solamente le mie foto, di un momento davvero indimenticabile di questo inizio di novembre.
Grazie Milano